ll kata nel Karate Shotokan

a cura di Massimiliano Guerrasio


Se parliamo di karate, possiamo affermare che il kata è un esecuzione codificata di tecniche caratterizzanti lo stile.

Il kata contiene tecniche e strategie di attacco e difesa, ma non si esegue con un partner: nel karate il katà è una esecuzione individuale. Mentre per l’esecuzione dell’applicazione Bunkai, cioè la manifestazione pratica dei contenuti del kata, è necessario che due o più compagni di allenamento si scambino i ruoli di attaccante e difensore per studiare le tecniche e testare la competenza acquisita.

Le tecniche e le strategie contenute nel kata possono essere più o meno complesse. In base a ciò si suddividono i kata differenziandoli in Kata introduttivi,  superiori e di specializzazione.

La complessità di un kata si misura in base a molti parametri. Alcuni di questi sono:  la difficoltà delle tecniche, i cambi di ritmo, la forza necessaria alla corretta e lineare esecuzione, il tracciato da seguire, e cosi via.

La bontà dell’esecuzione viene invece valutata misurando 5 parametri principali: la forza,  la forma, la dinamica, la transizione ed infine la maestria.

Gia da subito bisogna però tendere ad unire questi aspetti esteriori a quelli che caratterizzano un praticante esperto: etichetta del comportamento, presenza di spirito, comprensione di tutti i momenti del kata, corretto atteggiamento mentale e fisico.

Ecco che è facilmente comprensibile che, al di là della complessità di un kata, ci sono una serie di contenuti che si rivelano al praticante solo dopo anni di studio, a quel punto il kata assume un aspetto molto diverso dal contenitore di tecniche o dalla sequenza formale di movimenti.

Ma al di la di questo, al Kata si possono attribuire molti significati pratici:di sicuro è uno dei metodi migliori per apprendere la struttura tecnica di ogni attacco o difesa, è un riferimento per non perdere di vista il modo di praticare che ci è stato tramandato, è un ottimo metodo per l'allenamento della forza muscolare, è una delle pratiche che aiuta sostanzialmente a sviluppare l'energia interiore (Ki), rende consapevole il praticante di poter usufruire del Kime (energia sviluppata dall'unione della forza muscolare con il Ki).

Come si diceva prima,  un kata non è solo un insieme di tecniche eseguite correttamente. Non è solo un mezzo pratico per apprendere la tecnica.

Talvolta, nella vita intima del praticante, il kata assume un aspetto rituale molto profondo.

Non mi piace l'affermazione "il kata è un combattimento contro avversari immaginari", ma questa è una personale considerazione. Può darsi che sia una definizione riassuntiva, ma che comunque giustifica solo in parte la pratica dei kata coinvolti nella struttura didattica del karate.La pratica del katà è radicata nella struttura tradizionale giapponese e si può partire dicendo due cose: non si praticano kata solo ne karate. Non si praticano kata solo nelle arti marziali.Anche nel Kendo, per esempio, si praticano i kata. Le linee guida sono le stesse, ma si esegue sempre in coppia: due praticnati si alterneranno i ruoli di Uchidachi e Shidachi (attaccante e difensore).

Cosi in questo caso manca completamente in concetto di avversario immaginario nei kata. Ed è cosi anche nei kata di Judo, Aikido, alcuni stili di JuJutsu, e cosi via.Il kata è una pratica estesa a tantissime arti giapponesi. Se si pratica l'Ikebana (arte di disporre i fiori),  lo Shodo (via della calligrafia),  lo Shiatsu (arte terapeutica) si eseguono dei kata, volti a migliorare e conservare aspetti tecnici e spirituali.

Anche il rito della cerimonia del tè ha il Kata.E in queste pratiche non c'è necessità, tecnica o spirituale, di immaginare avversari. 

Si deduce facilmente che, se la pratica del kata è estesa a cosi tante arti..., marziali e non, è riduttivo pensare che abbia solo significato di applicazione tecnica.