Mokuso!

MOKUSO!

Stress e Karate

Lo stress non è uno solo, ce ne sono di diversi tipi e provenienti da ambienti diversi.

Oggi consideravo due tipi di stress che in questa riflessione racchiudono un pò tutti gli altri:

-          - Lo stress accumulato fuori dal dojo

-          - Lo stress accumulato nel dojo

Il primo tipo di stress deriva dalle attività quotidiane: lavoro, studio, crisi economiche, familiari, questioni di cuore, malattie, preoccupazioni varie, fretta, troppa tecnologia... eccetera...

Il karate ci aiuta a fronteggiare l'accumularsi di questo stress proponendo al praticante un'oasi distante da tutto questo: il dojo, il luogo dove si pratica. Entrando nel dojo ci lasciamo alle spalle tutte le negatività a cui siamo sottoposti, aiutandoci a scaricare le tensioni e dandoci forza e sicurezza. Mokuso, il silenzio della mente.

Quando facciamo il saluto, prima dell'allenamento, il Senpai dice "mokuso!", e ci invita a mettere in uno stato di tranquillità corpo e mente, allontanando tensioni e pensieri negativi, lasciandoci alle spalle tutto ciò che non è karate, che non appartiene al Dojo.

Il Senpai ripete lo stesso comando "mokuso!" al termine dell’allenamento, invitandoci a riflettere su come poter prendere dalla lezione appena finita forza, strategie, energie, serenità, per affrontare tutto quello a cui stiamo per ritornare: la nostra vita fuori dal Dojo.

Ecco che allora gli ammonimenti del Maestro che dice di "avere più forza nell'addome", "tirare il pugno solo se serve", "essere determinati", "essere pronti prima di fare", "atteggiamento positivo"... non sono soltanto delle rifiniture tecniche, e ce ne accorgiamo proprio in quel momento di riflessione, breve ed intenso: sono tutte indicazioni per affrontare meglio i pericoli, gli stress e le ingiustizie della vita.

Ovviamente una buona dose di ripetizioni di attacchi e difese, kiai a tutta forza, percosse al makiwara... o ahimè al (e dal) compagno, ci aiutano a scaricare le tensioni fisiche (e mentali anche) e a generare la chimica che al nostro corpo serve per stare meglio (vedi Endorfine).

L'altro stress che consideravo prima è quello creato proprio dalla pratica. Spesso il Maestro ci mette in una condizione molto dura da sopportare, ci chiede di fare sempre più forte, di migliorare continuamente la dinamica dei gesti, di essere presenti in ogni istante, memorizzare una sequenza e poi disfarci di quella memoria, di controllare tutto il corpo e ogni cosa che ci passa per la testa... è difficilissimo!

Tutto questo ci mette in uno stato di grande stress, perchè non si riesce mai ad accontentare se stessi e il Maestro, a essere in linea con le sue richieste... Però come per magia riceviamo un attacco e riusciamo a difenderci, siamo sotto stress, ma reagiamo... con forza, determinazione, presenza di spirito, velocità, al momento giusto, nel modo giusto... Ma lui ci dirà che non va bene, e ci farà ripetere.

Altro stress, grande stress, le lacrime bagnano gli occhi, il sudore scorre dalla fronte, i muscoli sono pronti a reagire al minimo segnale, vuoi urlare per lo stress, e diventa un kiai... ancora una volta ci siamo mossi, con forza, determinazione, spirito...

Come mai?

Proviamo a fare un Mokuso insieme: il maestro ci ha stressati, e ci ha fatto perdere ogni certezza, ci ha spinto al massimo… siamo in equilibrio tra i massimo controllo e la perdita di ogni facoltà su noi stessi. Abbiamo imparato che si può reagire allo stress in modo corretto e vincere, se abbiamo praticato con volontà e dedizione. Possiamo agire nel modo giusto anche sottoposti a forti pressioni, specialmente se ci sentiamo spronati a farlo.

E chi può spronarci in mancanza del Maestro? il Maestro non manca mai! Un antico proverbio dice "il maestro appare quando l'allievo è pronto", e posso dire che quell'apparizione non è una magia… l'indicazione del Maestro è nella nostra mente, sappiamo cosa ci avrebbe detto in quella situazione, possiamo ascoltarlo ancora… anche se non c'è.

Cosi da diventare Maestri di noi stessi, e magari un giorno Maestri per qualcun'altro.

Lo stress è una crisi, la crisi è un'opportunità.

Quando la crisi passa dobbiamo ricordare quello che è stato fatto di positivo, e fare tesoro di quel ricordo, aggrapparci ad esso, riferirsi a quell'esperienza nelle future crisi.

Cosa è accaduto quando sono caduto? Mi sono ferito il ginocchio che ha sanguinato, poi mi sono rialzato e ho continuato a camminare.

Adesso posso registrare la ferita, o la forza che mi ha permesso di rialzarmi.

Questo è il compito di ognuno di noi, registrare dalla pratica quello che ci serve per andare avanti, non per compiangerci e avere paura delle future sfide. Lo stress è una gran brutta cosa, e saperlo affrontare è necessario.

Il dojo è un ambiente controllato, eppure li dentro vacillano le certezze e riaffiorano le paure. Il Karate è una pratica che ci sbatte in faccia la realtà momento per momento, e il Maestro ha il duro compito di farsi odiare.

 

Mokuso!

Massimiliano Guerrasio

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